Giulyetta 的个人资料ღ*๑*ღ...φøΰ sεε яιgђт тђ...照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
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5月23日 ***SUBLIME***
5月20日 ***T'AMO***
Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
- Pablo Neruda -
5月18日 ***MI MANCHI***
Mi manchi... Mi manchi... Mi manchi...mi manchi... 5月16日 ***TOO LOST IN YOU***
5月15日 ***L.O.V.E.***
L is for the way you look at me
204 5月13日 ***NIENT'ALTRO CHE NOI***
Potrei stare ore e ore qui che valga un gesto tuo, che valga un gesto tuo,
5月10日 ***HERE WITH ME***
I didn't hear you leave, I wonder how am I still here,
5月7日 ***WILL YOU STILL LOVE ME TOMORROW?***Tonight you're mine completely
You give your love so sweetly Tonight the light Of love is in your eyes, But will you love me tomorrow? Is this a lasting treasure Or just a moment's pleasure? Can I believe the magic of your sighs? Will you still love me tomorrow? Tonight with words unspoken You said that I'm the only one But will my heart be broken When the night Meets the morning sun I'd like to know that your love Is just a love I'm sure of So tell me now and I won't ask again Will you still love me tomorrow? So tell me now and I won't ask again Will you still love me tomorrow? Will you still love me tomorrow? Will you still love me tomorrow? Will you still love me tomorrow? Will you still love me tomorrow?
5月4日 ***ACIDIFICATE***Faccio una piccola premessa... poche persone in Italia sanno chi siano le acidificate... Molto grave! Non penso possano esserci parole per definire queste DONNE ragion per cui posto delle immagini che fanno male al cuore...se volete saperne di più, munitevi di un pò di pazienza e leggete un articolo di una giornalista che adoro... Babsi Jones... Fa riflettere...
...ecco l'articolo... In epoca pre-Internet, la mia tossicodipendenza da informazioni si alimentava prevalentemente grazie a quotidiani, settimanali e mensili: spendevo in edicola quello che oggi mediamente spendo in EN™, e posso garantire che non si tratta di una cifra modesta. Ritagliavo e accumulavo articoli e speciali, vivendo in stanze sempre più cartacee e sempre meno abitabili. A ogni trasloco, la selezione diventava dolorosa e drastica: dovevo eliminare buona parte dei miei adorati scatoloni pieni di cose-di-carta, di cose-scritte. Col passare degli anni, quasi tutto è finito nei cassonetti appositi, e la rete mi ha permesso di tenermi la scimmia sulla schiena, per usare un gergo da junkie. C’è un articolo, però, che non ho mai buttato, e che ogni tanto mi accade di riguardare: sono per lo più fotografie in bianco e nero, e il soggetto a molti non sarà familiare: sono le acidificate. Acidificate, noterete, è un plurale femminile, e questo fa già la differenza. Le acidificate sono donne che, vittime di una specifica violenza, in diversi luoghi del mondo, si ritrovano sospese fra a vita e la morte (e che vita, e che morte) per scontare una colpa. La colpa di essere donne.
Cosa significa, esattamente, essere donne? Se seguo alla lettera il primo comandamento del Mio Libro Essenziale (quel Libro che non è necessariamente bello o toccante, ma che ti cambia e che ti salva la vita), “donne non lo si nasce: lo si diventa”. Eppure, donne lo si diventa quanto lo si nasce: il mestruo, ad esempio, o certi tratti somatici – peculiarità dell’essere femminile. “L’altra metà del cielo”, dice qualcuno. Verrebbe voglia di mandare quel romantico qualcuno a farsi fottere. Sto andando fuori tema, ne sono cosciente: sono felice di potermelo permettere, perché è dai tempi de “Il poeta che ti esalta, il maiale che ti stupra”* che non mi lancio più in una vera e propria invettiva pro-donne. Che non racconto più la storia del mio sesso, il secondo, che è – per larga parte – una storia di vittime. Ritorniamo a quell’articolo conservato con cura per così tanti anni, attraverso così tanti traslochi: cosa aveva di così interessante? Che ebbe, quando lo vidi, il potere di scioccarmi. Badate: non sono né ero all’epoca abbastanza giovane per giocare alla vergine tonta, né sono un tipo facilmente impressionabile. Quello che l’articolo conteneva di scioccante era, e tuttora sarebbe ed è, il messaggio che una buona parte del mondo (dozzine di Stati, per capirci) trasmettevano alle donne di ogni ceto ed etnia: voi siete e resterete esseri inferiori; poco più che bestie domestiche, avrete come comandamento l’obbedienza, la sottomissione, l’accettazione passiva delle regole. E le regole sono le regole del maschio. Era possibile, è possibile che tutto questo accadesse e tuttora accada? Accade quotidianamente, e non di rado sotto i nostri occhi. Accade quotidianamente: talvolta a noi.** A me, Babsi. A te, Maria, Marina, Giovanna, Claire, Suad, Bedour, Fiona, Irene, Fakhra, Mukhtar, Simone, Jennifer. Ci riguarda? No, qualcosa di più: ci racconta chi di noi resterà in vita e in buona salute, e chi soccomberà. Chi sono, dunque, le acidificate? In italiano, Google non mi aiuta granché: al 12esimo risultato approdo sulla pagina di Smile Again, un’associazione che si prende cura di loro. Ma io rivoglio quelle immagini in bianco e nero, e voglio notizie, spiegazioni, dati statistici. Sul sito trovo solo qualche cenno: le acidificate sono donne dell’Asia Centrale (Bangladesh, Pakistan, Nepal, Afganistan e regioni dell’India) vittime dell’acidificazione. In alcune di queste regioni è vergognosa abitudine maschile gettare acidi corrosivi e devastanti sul volto di giovani donne, spesso bambine, che rifiutano di fidanzarsi o sposarsi con il pretendente. […] Devastate nel fisico e nell’anima, queste fanciulle vengono ben presto abbandonate da tutti, a volte anche dalla famiglia, perché nessuno vuole essere contaminato da tale vergogna. Ok, un po’ di retorica e qualche ripetizione, ma quanto meno inizio a mettervi sulla buona strada. Cerco ancora, e scopro che esiste un libro: si intitola “Il volto cancellato” – istintivamente clicco “aggiungi al mio carrello”. Voglio leggerlo. Il database della mia memoria rigurgita, mente navigo, un nome: Bina. Un delle donne ritratte in quelle immagini si chiamava Bina, ed era pakistana. Cerco anche in altre lingue. E finalmente trovo qualcosa che mi può essere di aiuto: Bina Shah, questo articolo. Che racconta: Every second Pakistani woman is the victim of a direct or indirect form of mental or physical violence, leading to heinous crimes against them including rape, murder, chopping of limbs or being burned alive. Stupri. Uccisioni. Amputazione degli arti. Morte per combustione. L’ordine in cui le violenze di cui le donne sono vittime in quella fetta di mondo sono elencate mi pare surreale. Amputazione degli arti casalinga. A causa di che? “Sono stata mutilata, ho perso un braccio e una gamba, me le ha tagliate mio cognato (marito, fratello, padre, figlio) perché sorpresa a chiacchierare con un commerciante di legumi.” Iniziate a capire? Esistono dozzine di Stati, al mondo, oggi, in cui mutilare una femmina (sì: ho scelto il vocabolo con cura), o ucciderla con l’ausilio di coltelli, sostanze chimiche, percosse o proiettili non solo è consueto: è legale. Si chiama “delitto d’onore”, naturalmente è unilaterale (una femmina non ha onore: ha odore, al massimo, o calore – come si usa dire per le cagne), naturalmente l’omertà segue a ruota la legge, naturalmente non si hanno dati certi sul numero… delle acidificate? No. Non si hanno dati certi, numeri, cifre, sul numero delle donne che – nel mondo – subiscono violenze quotidiane. Sul numero delle vittime. Né si conoscono i nomi dei barbari portatori di coda-cazzo fra le gambe, i patriarchi che hanno commesso e commettono simili crimini. Loro sono la legge e l’ordine. Per dire “razza umana” si dice: uomini, non persone. Dio creò l’uomo a propria somiglianza (bella combriccola: uno convinto di essere onnipotente, l’altro incapace di scegliersi una faccia), e la donna, scarto per scarto, da una costa. Fermi, non è un refuso: il termine che siete abituati a usare, “costola”, in termini strettamente medici è impreciso. Per gli esseri umani si direbbe “costa”. Le costole sono proprie di maiali e vacche. Strano che nessun traduttore biblico abbia mai frugato nell’etimologia. Del resto, quella costa d’Adamo serviva solo a modellare una principessina da compagnia, una principess-ina da mettere alla pecor-ina quando se ne sentiva l’esigenza. Angelo del focolare, tsè. I numeri, dicevo. I numeri delle donne che annualmente subiscono violenze. I numeri del 2006, per dire. Un riassunto globale: dov’è? Non lo trovo. Non li si conoscono, spesso, perché le donne non parlano. E su questo silenzio delle innocenti ci torno un paragrafo più sotto: volevo solo dire che ho ritrovato alcune immagini delle donne sfigurate dall’acido. Le donne che hanno osato rifiutare un fidanzamento (leggete: una vendita) imposto in età adolescenziale da padri che non permettono che dalla bocca di una femmina (come sopra) esca un’opinione. Neanche una sillaba. La bocca femminile, in metà del mondo, serve solo per ingurgitare in fretta una cena (avete preferenze alimentari? Scordatevele, nel caso) o per far pompini. Lecca bene, tesoro mio, angelo del mio focolare. Se aveste un’anima avreste denti per staccare a morsi il primo membro turgido che vi passa ad altezza naso. Baise moi dovrebbe essere solo un inizio. Ora, se avete guardato le immagini; se siete donne che sono state stuprate (o forse solo “cortesemente forzate ad accettare un rapporto sessuale”, magari da un fidanzato, un marito); se siete donne che non desideravano prole e se ne trovano perché “bisognava”, perché “è la natura”; se siete donne a cui qualcuno ha distrattamente poggiato una mano sul culo mentre si discuteva di lavoro; se siete donne a cui è accaduto di sentirvi chiamare “bella troia” o “brutta troia”; se siete donne che hanno preso qualche schiaffo maschile “per il vostro bene”; se siete quel genere di donne lì, forse avete bisogno di una pausa. Finisce questo furibondo prologo. Concedetevi un caffè a occhi chiusi, e attente che non girino cazzomuniti nei dintorni, che i cazzomuniti spesso diventano aggressivi (e letali) anche a Campobasso o a Torino. Purtroppo non è la distanza geografica dal Pakistan a metterci al riparo**. (Nel riquadro (sempre ‘Vanity Fair’**), Luca Bergamin intervista Paola Lattes, avvocato e vicepresidente di Telefono Rosa. Le domanda cosa può fare una donna che subisce violenze. Mi colpisce uno stralcio dell’intervista. Questo:
Penso al Family Day. A questa buffonata di cui troppi sono andati e vanno fieri.) Perché sto scrivendo tutto questo (e lo sto scrivendo in modo sconnesso, da brogliaccio)? Perché la settimana scorsa mi è capitato fra le mani un libro. BRUCIATA VIVA. L’autrice si chiama Suad, naturalmente è un nome falso, Suad si deve nascondere. Suad era una giovane cisgiordana. (Si facciano un bell’esamino di coscienza le donne, le molte donne che, in Europa, vanno sventolando “le bellezze dell’Islam”. Si chiedano se questo loro rigurgito esotico o sogno erotico non sia solo il frutto di un sistematico lavaggio del cervello: nessuna donna capace di intendere e volere vorrebbe essere Suad. Nessuna donna libera vorrebbe morire così, a dodici anni. Le bellezze Mille-e-Una Notte, ah.) Faccio fatica a parlarne, e questa non è una recensione. Suad ha vissuto come vivono milioni di donne nel mondo. Analfabeta, perché è inammissibile che una femmina intraprenda studi, anche di base: non serve, racconta Suad nel libro, perché noi donne siamo inferiori alle pecore e alle vacche che la famiglia possiede. Allevata solo per badare alle faccende domestiche (angelo del focolare?) e all’orto, al gregge. Picchiata. Picchiata ogni giorno. Picchiata per aver alzato lo sguardo a tavola. Picchiata per aver tardato un minuto a servire le bevande al padre-padrone, al fratello maschio. Sono così tante, le pagine in cui Suad racconta di essere stata picchiata (e racconta come, e racconta perché) che faccio fatica a ricordarmele tutte. Ho letto il libro trattenendo il fiato. Suad ha visto sua madre partorire molti figli. L’ha vista sopprimere quelli di sesso femminile. Perché nel mondo di Suad, che è un mondo che conta milioni di donne, le bambine sono un problema, una scocciatura. Non portano onore alla famiglia, bisogna venderle, ossia darle in moglie. Si ingravidano le mogli a proprio piacimento, nel mondo di Suad, e si tengono in vita solo un numero di femmine necessario: le serve che servono. Le altre, subito soffocate con una coperta, buttate in un campo, in un pozzo. Nessuno dice nulla: è consuetudine. È, attente a questo termine, un fatto culturale!, è tradizione. Tradizione! Non voglio rovinarvi la lettura, perché spero compriate il libro di Suad e lo leggiate. Voglio solo dirvi perché Suad viene bruciata viva. Perché osa innamorarsi di un vicino di casa e avere un rapporto sessuale con lui: forzata ad avere un rapporto sessuale, ignara, atterrita. E viene ingravidata a sua insaputa: Suad non sa nulla, non sa neppure “cosa esiste oltre il mio villaggio”, non sa che ci sono città, aeroporti, treni, non sa che esistono libri oltre al Corano, non sa che esistono lingue differenti. Suad è il ground zero dell’essere umano. Sarà il cognato a “riparare all’onore della famiglia”, buttando addosso all’adolescente Suad una tanica di benzina. Accendendo un fiammifero, paff! Piccolo bonzo-femmina in un mondo di disinvolti criminali. Li chiamiamo “maschi”, appendiamo le loro fotografie nelle nostre stanze da adolescenti, spesso. La storia di Suad è a lieto fine, se vivere sfigurate e piene di ricordi mostruosi vi può sembrare un lieto fine. Suad viene salvata da una volontaria di Surgir. Chiedetevi chi salverà le altre Suad, che sono milioni. Se siete femmine, chiedetevi chi salverà voi. Chiedetevi, o chiedete loro, quando smetteremo di non-essere. Quando cominceremo a essere persone. ::: ::: ::: [* Era il titolo originale del post che ora si chiama “Barbie e Razanne”] [** Ho sul letto una copia di ‘Vanity Fair‘. Quella del 21 giugno. Pagina 29, “Attualità”: Matrimonio all’italiana, ovvero: botte — così il titolo. TRE milioni le donne italiane che subiscono violenze in famiglia. Solo il 7% di loro sporge denuncia. Il 34% delle donne italiane che subiscono violenze non ne parla. Con nessuno.]
esiste in Italia un'associazione onlus per aiutare le acidificate... smileagain ... a voi la scelta...perchè VOI POTETE SCEGLIERE da che parte stare!
5月3日 ***IO VOGLIO VIVERE***
Forse scorre dentro il silenzio il senso
5月1日 ***STRANGERS IN THE NIGHT***
Strangers in the night exchanging glances
lol
Non ho mai capito perché le necessità sessuali degli uomini e delle donne sono così differenti fra loro... Ho quindi messo a posto gli oli afrodisiaci, ho spento le candele, ho tolto il disco di Baglioni (in quei momenti funziona quasi sempre), ho spento lo stereo ed ho rimesso in frigo lo champagne. Sono andato a farmi una doccia fredda per vedere se potevo calmare "il mandingo" e mi sono messo a guardare Discovery Channel a tutto volume per non fare dormire la figlia di mia suocera...Dopo un po’ mi sono addormentato. Siamo andati alla cassa a pagare. A questo punto le ho detto: "Non sai connetterti con le mie necessità finanziarie di uomo"...
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